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Omelia nell'Ordinazione Sacerdotale di Fr. Davide Maria Moscogiuri o.s.m.

Manduria, 8 febbraio 2020 - Parrocchia S. Maria di Costantinopoli

“Voi siete il sale della terra; […] Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14).

Queste parole del Vangelo di Matteo, che sono state proclamate poco fa, ci introducono in modo meraviglioso nella liturgia di questa V Domenica del Tempo ordinario, sia perché ci permettono di riflettere sull’identità del battezzato e sulla sua propria missione, sia perché ci danno l’opportunità di meditare sulla specificità del ministero sacerdotale, al quale, tra poco, nella potenza dello Spirito santo, aggregherò fra Davide.
Gesù, nel rivolgersi ai discepoli, non offre loro una esortazione a diventare qualcuno o qualcosa, non propone una strada da seguire per raggiungere un obbiettivo importante, ma indica la loro propria identità, acquisita non per merito ma per grazia e dono del Cielo: “Voi siete il sale della terra; […] Voi siete la luce del mondo” (Mt 5, 13.14). In altre parole, i discepoli di Gesù non devono impegnare risorse e offrire sacrifici per diventare sale e luce: lo sono già! L’impegno del discepolo consiste, piuttosto, nel permanere in questa condizione di grazia. Coloro che sono costituiti discepoli di Cristo devono vivere in modo tale che la loro salinità non svanisca; che la loro luminosità non si spenga.
Ma chi sono i discepoli del Signore? Nel Vangelo sono coloro che Gesù ha chiamato a seguirLo; oggi è discepolo di Gesù ogni battezzato. Da ciò ne consegue che ognuno di noi, che siamo battezzati, è costituito, per pura grazia di Dio, sale e luce!
Miei cari fedeli, dobbiamo prendere coscienza di questa nostra identità e della missione che ne scaturisce.
Il sale, come ben si sa, dà sapore ad ogni alimento; anzi si trova già in ogni alimento, secondo la natura di ciascuno. Ed esalta la bontà degli alimenti nella misura in cui scompare negli stessi, non è identificabile separatamente. Nel corpo umano, il sale già presente in esso, risulta essenziale per il buon funzionamento del sistema nervoso, dato che ne trasmette i segnali. Ma anche in questo caso, il sale deve perdere la sua forma rigida e cristallina, non deve essere più identificabile come elemento a sé per poter svolgere la sua propria funzione!
Anche la luce segue la stessa logica. Non ha bellezza propria, non può essere fissata perché può rovinare la vista, ma libera gli oggetti dall’impenetrabile schiavitù del buio: illumina senza mai illuminarsi, vive a servizio!
Il discepolo, il battezzato, che è già sale perché segue Cristo Sapienza di Dio incarnata, che è già luce, perché imita Cristo luce del mondo, è chiamato a perdersi, ad essere in relazione con qualcos’altro per essere utile. Il cristiano è chiamato a non esaltarsi, a non mettersi al centro dell’attenzione, a non risultare il primo elemento! Immaginate una pietanza dove il sale non è sciolto: è immangiabile! O dove il sale non dà sapore: viene rifiutata! Pensate ad un meraviglioso panorama, uno dei tantissimi che si trovano nel nostro paese: se intorno a noi è buio fitto o se la luce ci acceca, non vediamo niente e la bellezza non viene percepita. Così la luce e il sale sono inutili, anzi dannosi!
La missione del discepolo di Cristo nel mondo è simile a quella del sale e della luce: dobbiamo perderci per far esaltare la bellezza e la bontà che sono già presenti nel mondo e nelle creature, specialmente nell’uomo! Sicché il cristiano è protagonista quando non lo è esplicitamente, quando il suo essere in relazione esalta le caratteristiche e le virtù degli altri. È la logica del perdersi, del chicco di grano che, caduto in terra, muore per dare vita. È la logica seguita da Gesù, ed è l’unica valida ed efficace! E questo è per tutti i cristiani che hanno già ricevuto il dono e l’impegno di essere sale e luce!
Ma quanto più vale questa rivelazione di Gesù per noi Sacerdoti. Se a tutti i battezzati viene donato di essere sale e luce, quanto più a noi consacrati, nelle cui mani Gesù si fa presente con il Suo Corpo e il Suo Sangue e con la cui bocca il Maestro parla con ogni uomo e donna che incontriamo.
Caro fra Davide, la prima Parola che il Signore ti dona, nel giorno della tua ordinazione sacerdotale, è quella che sei costituito sale della terra e luce del mondo.
Come vivere il ministero sacerdotale in modo da essere sale e luce? Negli impegni che ti chiederò di assumere, che precedono e sono propedeutici alla consacrazione sacerdotale, sarai invitato a manifestare la tua volontà di esercitare per tutta la vita il ministero sacerdotale come fedele cooperatore dell’ordine dei Vescovi sotto la guida dello Spirito Santo.
Quando hai emesso la tua professione solenne nelle mani del tuo Superiore religioso, hai scelto di seguire una strada che ti aiutasse a vivere il Vangelo secondo un carisma specifico, quello appunto dell’Ordine dei Servi di Maria. In fondo, è stata una scelta che ha riguardato soprattutto te e la tua Comunità religiosa: è il tuo cammino di santificazione, anche se lo dovrai vivere in rapporto ad altri fratelli.
Per l’ordinazione sacerdotale non sei tu ad aver scelto questa missione: è la Chiesa, attraverso il Vescovo, che ti ha eletto, che ti ha chiamato a nome del Signore, unico e sommo Pastore, a metterti a servizio del popolo di Dio sotto la guida dello Spirito Santo. Questo vuol dire che il tuo ministero sacerdotale dovrà essere esercitato sempre e solo in comunione e sotto le direttive del Vescovo della Diocesi nella quale sarai chiamato a vivere dall’obbedienza al tuo Superiore. E questo ti permetterà di essere sale e luce che non si esalta per mettersi al centro, per essere acclamata, ma dovrai perdere la tua vita perché chi ti viene affidato possa essere saporoso ed illuminato. La tua vita dovrà sciogliersi nella vita degli altri per dare loro sapore e luminosità. Fedele cooperatore dell’ordine dei vescovi nel servizio del popolo di Dio e non manager del sacro, non vetrina di potere ecclesiastico e liturgico! Se così facessi, saresti sale insipido e luce spenta: inservibile, da buttar via!
So bene che nel tuo cammino di formazione sei stato preparato a vivere in modo degno il ministero cui la Chiesa oggi ti chiama, ma ti prego di non abbassare mai la guardia, di non cedere nemmeno per un istante alla tentazione dell’autodeterminazione, del “chi fa da sé fa per tre”. Ricorda che sarai buon sale e ottima luce se rimarrai sempre cooperatore.
Ti chiederò, poi, se vuoi adempiere degnamente e sapientemente il ministero della Parola. L’esperienza di San Paolo è quanto mai istruttiva: “Anch'io, fratelli, quando venni tra voi, non mi presentai ad annunciarvi il mistero di Dio con l'eccellenza della parola o della sapienza” (1Cor 2, 1). L’annuncio del Vangelo non si fa con la sapienza umana: per quanto possiamo inventarci stratagemmi per rendere appetibile la Parola, questa ha una forza persuasiva già in sé stessa. Continua San Paolo: “Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e Cristo crocifisso” (1Cor 2, 2).
Caro Ordinando, ecco la Sapienza che devi coltivare: Cristo Crocifisso! Non si tratta di aver studiato dei trattati su Gesù Crocifisso. Lo studio serve, ma l’annuncio richiede una conoscenza esperienziale di Gesù. Devi contemplare il Crocifisso, entrare nella sua logica di perdita, di oblazione per amore, di dono senza contraccambio, di offerta di te stesso al posto del tuo nemico. Non è l’eloquenza della parola che convince alla sequela di Gesù, ma la testimonianza di una vita crocifissa. San Paolo poteva far vedere in sé stesso i segni della passione, poteva raccontare dell’unica sapienza da cui sentiva di essere stato conquistato, conosciuto e a cui credeva con fermezza di appartenere. Non si tratta di una sapienza mondana, di quelle che possiamo cogliere con un atto dell’intelletto, ma del mistero della “sapienza divina, misteriosa, che è rimasta nascosta” (1Cor 2, 7) e che Dio ha deciso di rivelare ai piccoli, agli umili, ai semplici (cfr. Mt 11, 25). Il sapere predicato da San Paolo ha a che fare con la stoltezza e lo scandalo della Croce, sapienza e potenza di Dio (cfr. 1Cor 1, 23-25): ecco la stolta sapienza, la debole forza, il divino scandalo di cui l’Apostolo ha fatto la sola ragione di vita e di fronte alla quale tutto il resto ha scelto di gettare via come spazzatura. Per questo la sua parola era convincente. D’altra parte, anche lui ha fatto esperienza di fallimento nell’Areopago di Atene, quando ha voluto annunciare il Vangelo basandosi sulla sapienza umana. Cristo Crocifisso: annunciato e testimoniato!
Devi decentrarti da te stesso per stringerti sempre di più e sempre meglio a Cristo sommo sacerdote, consacrandoti a Dio, insieme con Gesù, per la salvezza di tutti gli uomini. Sapere Cristo, e Cristo Crocifisso, significa dare sapore e illuminare. Chi sa Gesù Cristo insaporisce, chi conosce il Crocifisso Risorto illumina!
È un obbiettivo che si può raggiungere solo se i nostri occhi sono fissi sul Maestro. Quante occasioni e quante circostanze il mondo ti offrirà per distogliere il tuo sguardo dal Signore. Devi saper fare costantemente discernimento, scegliendo sempre la via stretta, scegliendo di tenere sempre gli occhi fissi su Gesù.
Nel tuo ministero sacerdotale, insieme con l’ordine episcopale, dovrai implorare la misericordia di Dio per il suo popolo attraverso l’assidua preghiera.
Come è difficile questo compito, caro Fra Davide. Siamo più portati a chiedere a Dio giustizia, magari secondo la nostra misura, quella più conveniente per noi. Ma ci risulta difficile chiedere misericordia, specialmente se qualcuno del popolo di Dio ha fatto qualcosa contro di noi. Nel ministero della Riconciliazione addomestica il tuo cuore, fallo rendere sempre più misericordioso dalla forza dello Spirito Santo: chiediGli che il tuo cuore assomigli al Cuore di Gesù, che non prova alcun odio verso chi lo offende ma solo sofferenza per il rischio di veder perso un suo fratello. Prega per i tuoi penitenti e per quelli che non vogliono confessarsi. Ti voglio confidare un piccolo segreto. Se i peccatori entrano nella tua preghiera abituale e continua, allora quando traccerai il segno della croce per assolvere, proverai una gioia interiore indicibile.
Prendi a modello Maria Ss.ma, della Quale sei Servo. Da Lei impara a dire ogni giorno: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Il Signore Gesù ti doni un cuore come quello di Sua Madre, che sa conservare la Parola di salvezza e, meditandola, sa pronunciare, con gioia ed entusiasmo, l’eccomi della propria disponibilità.
Ti guidino e ti proteggano i Sette Santi Fondatori, San Michele Arcangelo e San Gregorio Magno.
Ringrazio i tuoi Genitori, poiché la famiglia è la culla della vocazione, e li esorto: Seguite con la preghiera incessante la vita sacerdotale di vostro figlio.
Ringrazio i tuoi Formatori e la tua Provincia Religiosa.
Ringrazio le Comunità parrocchiali: possano veder crescere tante altre e sante vocazioni.
Amen.

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