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Omelia nell'Ordinazione Presbiterale di don Luciano Urso e don Christian Santoro

Oria, 23 giugno 2026 - Chiesa Cattedrale

Sarà grande davanti al Signore,
sarà colmato di Spirito Santo fin dal seno di sua madre:
molti si rallegreranno della sua nascita”.

L'antifona di ingresso di questa Messa vigiliare della Natività di San Giovanni Battista ci parla di grandezza dinanzi a Dio, di pienezza di Spirito e di gioia. Sono gli elementi che definiscono, sin dalla nascita, la missione del precursore di Gesù Redentore. E credo che bene ci introducano in questa liturgia di ordinazione sacerdotale: il sacerdote è grande dinanzi a Dio, ma non di una grandezza propria, relativa alle qualità umane, intellettuali, speculative, manageriali, che se ci sono, possono aiutare nell’esercizio del ministero. Il sacerdote è grande dinanzi a Dio perché, attraverso l'imposizione delle mani che operano il dono dello Spirito Santo, gli ordinandi vengono ontologicamente trasformati in alter Christus, nel Figlio benedetto del Padre che, incarnandosi e donando la vita per il mondo, ha aperto la via che condurrà l’umanità dinanzi al Padre. Sicché il Padre, in ogni sacerdote, vede il Figlio che si è fatto sacerdote, vittima ed altare, vede la grandezza del mistero della redenzione che quotidianamente il sacerdote offre alla Sua divina Gloria. La grandezza del sacerdote dinanzi al Padre è nel suo agire in persona Christi. L’azione del sacerdote non è semplicemente azione umana, è azione divina, perché in lui è presente Cristo che opera. E questo rende grande ogni sacerdote dinanzi a Dio.

Ma il sacerdote è grande anche dinanzi al popolo, ancora una volta non per le proprie doti umane, pure necessarie, ma perché è colmo di Spirito Santo, dello Spirito creatore e santificatore, dello Spirito di comunione, dello Spirito di misericordia. È lo Spirito Santo, che procede dal Padre e dal Figlio, che trasforma le azioni umane in azioni divine, che santifica e consacra ciò che le mani del sacerdote offrono e toccano. Ecco perché è necessario che il sacerdote sia colmo di Spirito Santo.

E la vita del sacerdote è costituita per portare gioia, non la gioia effimera del mondo, che abbaglia ed illude, ma la gioia del vangelo che “riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù. Coloro che si lasciano salvare da Lui sono liberati dal peccato, dalla tristezza, dal vuoto interiore, dall’isolamento. Con Gesù Cristo sempre nasce e rinasce la gioia” (EG, 1).

Carissimi don Christian e don Luciano, ecco delineato dinanzi a voi un primo percorso sacerdotale: grandezza dinanzi a Dio Padre, pienezza dello Spirito Santo e gioia del vangelo che è Gesù. Un percorso sacerdotale trinitario, che svela il mistero di Dio, la Sua intimità, la Sua misericordia.

Soffermiamoci, alla luce della Parola che Dio ci ha donato in questa solennità della Natività di San Giovanni Battista, che è il più grande tra i nati da donna, a considerare la grandezza e la sublimità del dono che a voi, Christian e Luciano, viene offerto. E invito tutta questa santa assemblea ad avere in se stessa i sentimenti di gratitudine che furono in Maria SS.ma e che la Madre di Dio ha espresso nel cantico del Magnificat, proprio per il dono del Sacerdozio fatto da Cristo alla Chiesa. Il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Maria Vianney, diceva del sacerdote: “Oh come il prete è grande!... Se egli si comprendesse, morirebbe... Dio gli obbedisce: egli pronuncia due parole e Nostro Signore scende dal cielo alla sua voce e si rinchiude in una piccola ostia...”.

E spiegando ai suoi fedeli l’importanza dei sacramenti diceva:

Tolto il sacramento dell'Ordine, noi non avremmo il Signore. Chi lo ha riposto là in quel tabernacolo? Il sacerdote. Chi ha accolto la vostra anima al primo entrare nella vita? Il sacerdote. Chi la nutre per darle la forza di compiere il suo pellegrinaggio? Il sacerdote. Chi la preparerà a comparire innanzi a Dio, lavandola per l'ultima volta nel sangue di Gesù Cristo? Il sacerdote, sempre il sacerdote. E se quest'anima viene a morire [per il peccato], chi la risusciterà, chi le renderà la calma e la pace? Ancora il sacerdote... Dopo Dio, il sacerdote è tutto!... Lui stesso non si capirà bene che in cielo”.

Ecco perché dire grazie al Signore per il dono del sacerdozio.

Geremia, nella prima lettura (1, 4-10), ci ha offerto una traccia della vocazione al Sacerdozio ministeriale. Il Signore usa queste espressioni nei confronti di Geremia, che valgono anche per voi ordinandi e per noi ordinati: “ti ho conosciuto; ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta; tu andrai da tutti; dirai tutto; sono con te per proteggerti”.

Carissimi ordinandi, Dio vi conosce da prima di essere stati concepiti nel grembo delle vostre madri. Egli, sia benedetto nei secoli, vi ha conosciuto come sacerdoti del Suo Figlio Gesù. Non vi ha pensati diversamente, non vi ha creati per altro che per essere sacerdoti di Cristo! Per questo vi ha consacrati, vi ha reso sacri per Lui Stesso e per inviarvi nel mondo e vi ha separato dal mondo: questo significa essere consacrato, non appartenere al mondo, pur stando in esso, non seguire le mode del mondo, sapere di essere tutti di Dio e vivere come tali. Questo crea rapporti nuovi tra voi e Cristo perché siete chiamati arappresentarLo, ad essere la Sua presenza, ad essere alter Christus. Questi rapporti nuovi con Gesù sono rapporti d’amore. Dio vi ha stabilito profeti delle nazioni, ha messo in voi il dono della Sua Parola che dovrete portare ai vostri fratelli, a tutti i fratelli, ovunque essi siano, ovunque il Signore, attraverso l’esercizio dell’obbedienza, vi invierà.

E questa Parola, di cui siete ripieni senza vostro merito, deve diventare il vostro nutrimento e il nutrimento dei vostri fratelli. Imparate dal mondo animale, dove molte madri offrono ai propri cuccioli un cibo predigerito o sminuzzato. Digerite la Parola e offritela come nutrimento ai fedeli: sarà più facilmente accolta perché avrà il sapore della vostra fede e della vostra fatica nel comprenderla. 

Nella preghiera di consacrazione chiederò al Signore che “la parola del Vangelo, mediante la vostra predicazione, con la grazia dello Spirito Santo, fruttifichi nel cuore degli uomini”.

Il primo cuore, il primo semenzaio, in cui la Parola dovrà fruttificare è il vostro, miei cari.

Abbiate cura del vostro cuore perché non sia aperto ad altro genere di semi che a quelli della Parola di Dio. Attenti alla seminagione del nemico! Egli sparge zizzania. Ma il vostro cuore, aperto a Cristo, non la raccolga. Il vostro cuore sia tutto di Cristo, che Lui vi possa abitare con libertà, che sia Lui ad orientare le vostre scelte. Così la Parola porterà in voi il Suo frutto e, con il vostro esempio, guiderete tutti ad un’integra condotta di vita.

Geremia è sgomento: “Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane”. Dio lo rincuora: “Non dire: sono giovane”. Non è solo il giovane che non sa parlare ma chiunque, anche il più anziano, se parla da sé. Deve essere Dio che vi mette in bocca la Sua Parola. Siate consapevoli di questo: saprete parlare bene se direte solo le Parole che Dio metterà sulla vostra bocca. Non è, infatti, la sapienza umana che cambia la vita degli uomini, che dona la fede, che unisce a Dio. Ma la stoltezza che Dio sceglie, come ci insegna San Paolo nella lettera ai Corinti (cfr. 1Cor 1, 27). Sareste dei traditori e degli illusori se diceste qualcosa che Dio non vi ha ordinato. “Tu andrai da tutti coloro a cui ti manderò e dirai tutto quello che io ti ordinerò”. Senza paura, in tempo opportuno e non opportuno, parlate di Dio, offrite le Sue Parole. Gli uomini, per quanto possano apparire indifferenti, disinteressati e neutrali di fronte alla fede, hanno bisogno della parola di verità, hanno bisogno di quella Parola che, entrando nella loro coscienza, la illumini e la orienti verso il bene. Il vostro orecchio sia sempre sulla bocca di Dio e la vostra bocca sia sempre all’orecchio dei fratelli. Non dovrete cercare altre parole, non dovrete adeguarvi al linguaggio del mondo; con parole comprensibili, dovrete dire ciò che Dio dice all’uomo, sapendo che Dio è con voi per proteggervi! Non siete soli! Non sarete soli! Dio è con voi per proteggervi. Ma solo se sarete fedeli a Lui!

Ecco un’altra parola chiave per il vostro ministero: la fedeltà a Dio e alla Chiesa, primizia del Regno di Dio.

Come fare per essere fedeli? Pregando. Dovrete diventare voi stessi preghiera. Solo l’intimità con Dio vi garantirà la fedeltà a Lui e alla Sua Santa Volontà. Un sacerdote che non prega è un sacerdote suicida: uccide con le sue mani il dono incommensurabile che ha ricevuto e che lo caratterizza! Curate l’ufficio divino, l’orazione mentale, la lectio divina, il santo Rosario, la “catena dolce che ci rannoda a Dio”, come diceva San Bartolo Longo. Curate la celebrazione eucaristica quotidiana: è il momento più alto della nostra giornata! E ricordate: non si celebra per l’intenzione ma per la santificazione e per l’unione con Dio!

E nella preghiera siate uniti a me nell’implorare la misericordia per il popolo perché tutti siano una cosa sola. È ciò che chiederò nella preghiera consacratoria.

Quando imporrò le mani sul vostro capo, anche per voi avverrà come per Geremia: Dio toccherà la vostra bocca, purificandola, e mettendo in essa le Sue parole. Avrete, così, l’autorità “per sradicare e demolire, per distruggere e abbattere, per edificare e piantare”.

Sradicare e demolire tutto ciò che non ha il sigillo della Sua presenza, distruggere ed abbattere i muri dell’orgoglio e della presunzione che non ci permettono di edificare e piantare.

La vita sacerdotale, miei cari ordinandi, è una lotta continua contro il male: sia quello che è in voi, che tende a radicarsi in voi, anche sotto l’apparenza del bene, sia quello che è negli altri. Una pianta che vegeta e una casa edificata possono apparire come bene, ma se l’una è velenosa e l’altra è costruita sulla sabbia, appaiono buone ma tutti comprendono che non sono tali. Questa è l’opera della vostra purificazione interiore, della lotta contro il vostro male. Perché non potrete aiutare il fratello che ha una pagliuzza nell’occhio se non toglierete prima la trave dal vostro (cfr. Mt 7, 3). È questa l’esperienza di vita sacerdotale: lo è stata e lo è per noi e lo sarà anche per voi. Per questo dovrete promettere di voler essere sempre più uniti strettamente a Cristo Sommo Sacerdote che come vittima pura si è offerto al Padre per noi consacrando voi stessi a Dio insieme a Lui per la salvezza degli uomini.

Questa lotta interiore è la nostra partecipazione alla Croce di Cristo, che mai potrà essere lontana dalla nostra vita: quanto più saremo confitti con Cristo sulla Croce, tanto più saremo evangelizzatori e santificatori del nostro popolo. Siatene sempre convinti!

Tra poco le vostre mani saranno unte con il Crisma per essere consacrate e poter santificare il popolo e offrire il sacrificio! Così le vostre mani diffonderanno il buon profumo di Cristo! (2Cor 2, 15). Custodite questo dono con gelosa prudenza. Tutto ciò che toccheranno le vostre mani profumi di Cristo! Abbiate cura che non vengano insozzate dagli effimeri profumi del mondo.

In conclusione, considerando tutta la storia vocazionale di ciascuno di voi, vorrei offrirvi due consigli.

Siccome nulla potrà mai separarci dall’amore di Cristo (cfr. Rm 8, 35) e “Tutto concorre al bene, per quelli che amano Dio, per coloro che sono stati chiamati” (8, 28), per il primo consiglio mi ispiro a San Paolo VI: imparate a trarre argomento d’amore da tutto quello che da oggi in poi il sentiero della vita vi serberà, sia gioia, sia tristezza, sia salute, sia malattia, sia l’incontro con la gente, sia la solitudine, sia la facilità del ministero, siano le difficoltà, sia la povertà, sia la ricchezza, sia il riuscire, sia il non riuscire: ogni cosa non avrà che un solo risultato, che una sola invocazione: Signore in questa maniera tu mi ami e in questa stessa maniera io ti amo!

Per il secondo consiglio, mi rivolgo a Sant’Agostino. Egli afferma che “Tutto concorre al bene, anche il peccato”. E quindi, perfino le esperienze negative possono essere fonte di grazia. Ricordatevi sempre che Cristo vi ha eletti, Cristo vi ama, Cristo veglia sopra di voi e il Suo amore per voi è ardente. Fatevibruciare da questo amore e continuate a crescere nella fiducia di Cristo per non crollare mai.

Vi lascio un ultimo pensiero del Santo Curato d’Ars, il quale sembrava sopraffatto da uno sconfinato senso di responsabilità: “Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore... Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra... Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni... Lasciate una parrocchia, per vent’anni, senza prete, vi si adoreranno le bestie... Il prete non è prete per sé, lo è per voi”.

Con questo augurio vi accompagno nel vostro ministero.

Da Maria, Madre dei Sacerdoti, imparate a dire ogni giorno: “Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola” (Lc 1, 38). Sia Lei ad accompagnarvi ovunque andrete. Veglino su di voi San Giuseppe, San Giovanni Battista, San Vincenzo de’ Paoli, San Luciano, San Barsanufio, i Ss. Medici, San Bartolo Longo.

Ringrazio i vostri Genitori: la famiglia è la culla della vocazione, e li invito a seguire con la preghiera incessante la vita sacerdotale dei propri figli.

Ringrazio i vostri Formatori e la vostra Comunità parrocchiale: possano veder crescere tante e sante vocazioni.

Amen.

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