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Omelia nell'Ordinazione Diaconale di Luciano Urso e Christian Santoro

Villa Castelli, 6 dicembre 2025 - Parrocchia S. Vincenzo de' Paoli

“Non agiranno più iniquamente […], perché la conoscenza del Signore riempirà la terra” (Is 11, 9).

La rivelazione che ci offre la parola del profeta Isaia ci proietta in un mondo più bello, più giusto, più umano perché l’azione degli uomini sarà corretta, non cercheranno più il male, non si lasceranno più condizionare dal mistero di iniquità presente nel mondo (cfr. 2Ts 2, 7). Come può avvenire questa rivoluzione che, a ben guardare, cambierebbe completamente la prospettiva dell’esistenza dell’uomo? La causa di questo radicale cambiamento è identificata da Isaia nella conoscenza del Signore: quando il Signore e la sua opera saranno noti a tutti, il male svanirà come neve al sole! Appare allora evidente che la presenza del male, che ancora condiziona tutto l’agire dell’umanità, è dovuta ad una scarsa conoscenza del Signore! Ed è proprio così: l’umanità ignora il suo Creatore, non ha consapevolezza da Chi è stata redenta e quale prezzo è stato pagato per la redenzione! La conversione richiesta dal Vangelo deve portare ad una volontà, illuminata allo Spirito, che si sforzi di conoscere sempre più e sempre meglio il Signore. D’altra parte, è lo stesso Signore che riversa nel mondo la sua propria Sapienza, perché questa, entrando nella coscienza dell’uomo, gli permetta di conoscere gli insondabili misteri di Dio!

Carissimi Luciano e Christian, il ministero cui siete chiamati tramite l’ordinazione diaconale è proprio quello di far conoscere il Signore al mondo intero.

Con la potenza dello Spirito Santo che scenderà su di voi, diverrete servi di Gesù Cristo! Caratteristica specifica del servo è quella di compiere la volontà del proprio padrone, quella di rendere la missione del proprio superiore più agile, più compresa, più accolta. E così il vostro sarà un servizio alla conoscenza.

Nel Vangelo che abbiamo ascoltato poc’anzi, ci è stata presentata la figura di San Giovanni Battista, la cui missione è stata quella di preparare la via al Signore che arrivava per visitare il proprio popolo e donargli la salvezza, raddrizzare i sentieri sui quali Dio voleva venire, resi tortuosi dal peccato dell’uomo e dal suo mancato impegno nella conoscenza e, conseguentemente, nell’osservanza della legge divina, la sola capace di rendere l’uomo da peccatore giusto!

La missione del Battista, che indica Gesù, il Verbo, la Parola del Padre rivolta a tutti gli uomini del mondo, dovrà essere la vostra missione.

Il Vangelo ci racconta che il Battista, quantunque con un linguaggio duro, ha reso la coscienza dei suoi contemporanei aperta all’accoglienza di chi avrebbe battezzato in Spirito Santo e fuoco. Il suo stile di vita, - vestire peli di cammello con una cintura intorno ai fianchi e come cibo cavallette e miele selvatico -, è stato accolto come lo stile di un inviato di Dio, per cui appariva utile e necessario dargli credito.

Anche questo è importante per voi, miei cari Ordinandi: non si fa conoscere il Signore e la sua venuta che porta salvezza solo con la parola, quasi foste dei docenti chiamati ad insegnare una disciplina. È lo stile di vita che parla ancor prima della parola! Certamente non vi sarà chiesto di indossare un vestito di peli di cammello e di cibarvi di insetti, ma vi sarà chiesto di non ostentare un atteggiamento che crei distanza, che ponga barriere, che innalzi muri.

Nella preghiera di ordinazione, che tra poco pronuncerò su di voi, chiederò al Padre di effondere lo Spirito Santo perché renda la vostra vita, vissuta con generosità e purezza, un richiamo costante al Vangelo, tale da suscitare imitatori nel popolo santo di Dio.

Abbiate sempre consapevolezza che la risposta a questa richiesta, che faccio a nome della Chiesa, non è quella di una volta, una tantum, ma deve diventare la litania della vostra vita. Quotidianamente dovete essere richiamo al Vangelo, quotidianamente chi vi passa accanto, chi usufruisce del vostro servizio, chi cerca Dio deve poter sperimentare che la vostra vita è luogo sacro nel quale Dio si manifesta! La vostra esistenza sia un roveto ardente che, come per Mosè sull’Oreb anche per chiunque si avvicinerà a voi, dovrà divenire il luogo in cui Dio si rivela come il Salvatore che chiama e affida la missione.

Divenuti diaconi e rivestiti dei vostri propri abiti, sarà consegnato dalla Chiesa a ciascuno di voi il libro dei Vangeli, con queste significative parole:

“Ricevi il Vangelo di Cristo del quale sei divenuto l’annunziatore: credi sempre ciò che proclami, insegna ciò che hai appreso nella fede, vivi ciò che insegni”.

Non si tratta della consegna di un diploma o di uno strumento di lavoro, quanto, piuttosto, del tesoro prezioso cui dovrete costantemente conformare la vostra vita. Ciò che proclamerete non dovrà essere solo un suono che esce dalla vostra bocca, asettico, quasi sterile; piuttosto, dovrà essere la vostra testimonianza di fede perché la parola che pronuncerete possa avere in sé l’aggrappante nella coscienza di chi vi ascolta e, parimenti, la vostra vita dovrà attrarre verso la parola eterna. Non vi succeda mai di proclamare la Parola senza credere profondamente che, proprio quella parola, per la potenza di Dio, porterà frutti di salvezza in coloro che la ascolteranno. Dovrete essere dei diaconi, dei servi coinvolti in ciò che proclamerete. Proprio per questo dovrete avere particolare cura della vostra fede: dovrete essere come le api che succhiano il nettare dai fiori più profumati e, dopo averlo fatto proprio, lo depongono nell’alveare, dove altre api ne continuano la lavorazione finché diviene miele, che altri ancora possono utilizzare. La cura della vostra fede permetterà la sua maturazione e vi renderà maestri che servono, testimoni credenti e credibili. Il vostro insegnamento sarà facilmente accolto se sarà l’offerta del vostro patrimonio, cioè della vostra vita. Solo vivendo il Vangelo diventerete annunciatori efficaci!

E il Vangelo dovrete sforzarvi di viverlo sine glossa, integralmente, senza aggiustamenti di comodo, senza interpretazioni a proprio uso e costume.

Mi piace citarvi ciò che scriveva Ignazio Silone nel suo romanzo, “L’avventura di un povero cristiano”: “Se il cristianesimo viene spogliato delle sue cosiddette assurdità per renderlo gradito al mondo, cosa ne rimane? Voi sapete che la ragionevolezza, il buon senso, esistevano anche prima di Cristo. Che cosa ci ha portato Cristo in più? Appunto, alcune apparenti assurdità. Ci ha detto: amate i vostri nemici, non preoccupatevi del potere, della carriera, delle cose effimere, indegne di anime immortali…”. Così Silone.

Sono proprio queste apparenti assurdità a rendere il Vangelo una novità di vita! Proprio per questo è necessario convertirsi per credere a queste assurdità del Vangelo. Deve essere questa la vostra continua opera di cura della vostra fede e di frequentazione del Vangelo; non dovrete mai scegliere la via del compromesso, della svendita di valori, dell’accomodamento, dell’edulcorazione del Vangelo di Gesù che, come sapete, è la Sua stessa vita. Sarebbe come nascondere le piaghe del Crocifisso. Ma sono proprio quelle che ci salvano!

Fra poco, seguendo il rito dell’ordinazione, assumerete gli impegni specifici dei diaconi. Vi chiedo, sin da ora, di non considerarli una semplice osservanza della normativa liturgica, ma di accogliere la richiesta di impegni che la Chiesa vi farà come una strada privilegiata che vi permetterà di vivere nel Vangelo e di testimoniarlo con la vostra esistenza, permettendo così che gli uomini e le donne del nostro tempo possano giungere ad una più piena conoscenza del Signore ed in questo modo rinnegare l’empietà che il mondo propone.

Vi impegnerete a vivere per sempre nel celibato per il regno dei cieli e a servizio di Dio e degli uomini. È una grande risorsa ed è sorgente di fecondità spirituale nel mondo. Vi permetterà di dedicarvi al servizio di Dio e dei fratelli senza alcun vincolo, disponibili per chiunque, pronti a tendere la mano a chi vi chiede aiuto. Fate attenzione a non scendere mai a compromessi. Potreste cadere nella tentazione della doppia vita: fuggitela come la peste!

Vi impegnerete a custodire il vostro stato di vita grazie allo spirito di preghiera e adempiendo fedelmente la Liturgia delle ore. Mi permetto di sottolineare che l’impegno che assumerete non è un’opzione facoltativa, da osservare solo se c’è tempo sufficiente! È l’alimento della vostra fede, il sostegno per la vostra castità, la via attraverso cui vivere l’umiltà, la fonte della vostra carità più sincera! Un ministro che prega è un ministro che annuncia! E non dimenticate ogni giorno il Santo Rosario della Beata Vergine Maria.

Vi impegnerete a conformare tutta la vostra vita al corpo e al sangue di Cristo con i quali sarete a contatto sull’altare. È evidente che conformarsi al corpo e al sangue di Cristo vuol dire farsi quotidianamente dono ai fratelli e alle sorelle, divenire pane spezzato, essere “frumento di Dio macinato dai denti delle fiere per divenire pane puro di Cristo”, come ci ricorda Sant’Ignazio d’Antiochia. La conformazione al mistero eucaristico, peraltro necessaria in vista dell’ordinazione sacerdotale, non è opera di un momento, non è una scelta pronunciata e dimenticata. È impegno quotidiano, di ogni volta che si partecipa alla Santa Messa e di quando si adora Gesù presente nel tabernacolo.

Prometterete filiale rispetto e obbedienza al Vescovo. Vi ricordo che questo impegno non è sottomissione alla volontà di un superiore umano, ma è sforzo continuo e costante di conformarsi a Gesù diacono, servo obbediente del Padre! Ogni volta che obbediamo, soprattutto quando l’obbedienza ci costa sacrificio, stiamo diventando un po’ di più come Gesù, stiamo diventando Sua immagine! Ed è proprio questa la nostra vocazione!

Ecco, miei cari Ordinandi, questo è il percorso che la Chiesa vi propone e che voi avete scelto liberamente di fare. Valga per voi l’esortazione che l’angelo di Dio fece a Lot: “Non guardare indietro” (Gn 19, 17).

Sento il desiderio di ringraziare tutti coloro che hanno avuto cura di voi: in particolare i vostri Genitori, anche chi ci segue dal Cielo, i vostri Parroci e i Sacerdoti che vi hanno guidato, il Rettore e gli altri Superiori del Seminario di Molfetta. Un grazie speciale lo rivolgo a questa Comunità di Villa Castelli e al suo Parroco, don Antonio: siete stati la culla di queste vocazioni e so che ogni giovedì, sin dall’anno che abbiamo dedicato alla riflessione e alla preghiera per le vocazioni, il 2019, pregate per le vocazioni. Continuate così. Un particolare ringraziamento desidero rivolgerlo a S.E. Mons. Giuseppe Mani, che in quest’ultimo anno e mezzo ha guidato spiritualmente Luciano.

Veglino su di voi la Beata Vergine Maria, i Ss. Medici Cosma e Damiano, San Barsanofio, San Vincenzo de’ Paoli, San Giovanni Paolo II e San Bartolo Longo. Amen.

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